Fratelli ma divisi

«Padre, fa’ che coloro che crederanno in me siano una cosa sola»: così ha pregato Gesù nelle ore più drammatiche della sua vita. In realtà la storia della Chiesa è segnata da profonde divisioni in nome dello stesso Vangelo.

 

«Barbèt, barbèt!»

Carlo Carretto ricorda così un episodio della sua fanciullezza: «Avevo otto anni. Vivevo in un villaggio all’ombra di un antico campanile. Un giorno venne un uomo a vendere libri, passando di casa in casa. Non capivo molto allora, ma fu la prima volta ch’io intesi la parola “Bibbia”. Si produsse nel villaggio un’agitazione strana. Prima nelle donne, poi in tutti; chi per zelo, chi per rispetto umano. Si sentirono nell’aria grida isteriche d’una donna. Da una finestra gridava: “Barbèt, barbèt (nomignolo con cui in Piemonte vengono chiamati i protestanti valdesi), non abbiamo bisogno della tua religione. Va’ via di qui”. L’agitazione raggiunse i ragazzi. L’uomo camminava in mezzo alla strada, pallido. Aveva i libri in una grande borsa scura, pesante. Una donna gli tirò dietro un libro che aveva avuto poco prima. L’uomo si abbassò a raccoglierlo senza voltarsi. Una pietra scagliata da un ragazzo lo colpì alla schiena. Accelerò il passo, seguito dai ragazzi a distanza. Ciascuno aveva in mano una pietra. Tra quei ragazzi c’ero anch’io. La sera, alla benedizione eucaristica del mese mariano, il parroco ci lodò perché avevamo difeso la trincea della parrocchia».

 

Non abbiamo nulla da dirci

«Se qualche secolo fa qualcuno ha litigato a nome nostro, perché dovremmo farlo anche noi?». Il giovane prete si sforza di far capire a un gruppetto di protestanti la sua intenzione. Con i giovani del suo oratorio ha pensato di incontrare qualche cristiano di altre confessioni per pregare insieme nella Settimana per l’unità dei cristiani. Ha detto: «Non vogliamo insegnarvi niente, chiediamo solo di condividere la preghiera, guardarci in faccia, non ignorarci». Quei protestanti lo osservano con curiosità, anche per la disinvoltura dimostrata nell’essere andato a cercarli a casa loro. Ma proprio quando qualcuno dà i primi segni di approvazione, arriva il vecchio «pastore», responsabile della comunità, ascolta il prete e i giovani con gli occhi di chi è abituato a una antica diffidenza, e taglia corto: «Non abbiamo niente da dirci. Per pregare insieme bisognerebbe prima che cambiassero tante cose». L’episodio risale a qualche anno fa, oggi non è più così e i «fratelli separati» si ritrovano a pregare insieme in molte circostanze. Tante diffidenze sono ormai cadute, anche se il cammino verso l’unità appare ancora lontano.

 

Questa riconciliazione la vogliamo subito

A Taizé, una comunità dove i giovani di ogni confessione si ritrovano e i monaci non sono solo cattolici, la fraternità e l’unità tra cristiani sono di casa. E risuona sempre forte il desiderio del fondatore Roger Schutz, che diceva: «Alcuni affermano: dato che da secoli siamo separati, ci vorranno secoli perché si realizzi l’unità in una sola Chiesa. Ma possiamo dire di vivere il Vangelo ritardando così l’unità della comunità dei battezzati? Noi siamo le vittime di un divorzio vecchio di quattro secoli e mezzo. Questa riconciliazione noi la vogliamo subito».

 

Una unità difficile

Nella Chiesa la divisione è presente da molti secoli ed è una divisione sorta più per motivi culturali e contrasti umani, che per motivi di fede.

La prima grande divisione risale al 1054: una grande fetta di popolazione cristiana si staccò da Roma e dal Papa; era una questione di prestigio tra Roma e Costantinopoli, nuova capitale dell’impero romano. Ebbe così origine lo scisma d’oriente.

Nel 1521 la Chiesa subì una divisione ben più grave e dolorosa: nasceva il «mondo protestante» per opera del monaco Lutero. Fu uno scisma sproporzionato per la durezza dei contrasti e per le interferenze politiche. Da allora confessioni e sette senza numero, odi e lotte spietate, non del tutto scomparse ancora oggi, anche se le cause di ogni lotta sono sempre piuttosto complesse, così come furono complesse le cause delle divisioni iniziali.

 

Cercare ciò che ci unisce

I gruppi di studio che si ritrovano per proporsi la riconciliazione sottolineano le difficoltà esistenti, ma anche ciò che già abbiamo sulla stessa linea teologica e pratica da cui si può partire per camminare insieme. Ci sono molte cose che abbiamo in comune e sulle quali non ci sono mai state divergenze, soprattutto la stessa fede in Cristo e l’attaccamento alla Parola di Dio. Dobbiamo costruire partendo da qui. «Facciamo insieme ciò che ci unisce ─ si legge in uno dei messaggi inviati a tutte le Chiese ─; testimoniamo il Vangelo nel mondo intero e con tutte le nostre forze. Più ci impegneremo a conoscerci reciprocamente, più sarà facile la riconciliazione». Ma anche: «Se non esiste pace tra le Chiese», dice un vescovo luterano, «non possiamo pretendere di parlare in modo convincente al mondo».

 Stefano Torrisi

 

Tra le Chiese una volta all’anno preghiamo insieme in occasione della Settimana di preghiera per l’Unità (18-25 gennaio). Ma a gennaio andiamo a rivedere con i ragazzi il poster «Una sola Chiesa» (La Croce di Lund), completiamo le schede, osserviamo tutti i simboli. Dice papa Francesco: «Andiamo avanti nel nostro cammino di riconciliazione e di dialogo verso un avvenire nuovo, in cui le divisioni si potranno superare e i cristiani saranno pienamente e visibilmente uniti».

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