Editoriale
Valter Rossi
Sprogrammarsi per programmare
È tempo di programmazione delle attività, e di ripensamento del cammino fatto e da fare. Ma per una buona programmazione, in questo cambiamento d’epoca, è anzitutto necessario abbandonare il sentiero della ripetizione rassicurante, per cercare strade che ci avvicinino alle nuove generazioni, senza allontanarci da Gesù

Ripensare l’iniziazione cristiana
Ne siamo consapevoli: la proposta attuale è in forte difficoltà e non raggiunge veramente i nostri ragazzi. Sono la nuova “Generazione Alpha”, che cresce tra digitale, multiculturalità, crisi e cambiamenti profondi, e chiede una fede “incarnata nelle domande reali”. Ci vuole uno stile più efficace: la relazione catechista‑ragazzi va fondata su ascolto, amicizia, condivisione di vita, non può essere solo trasmissione dottrinale. I ragazzi cercano adulti autentici e non proposte percepite come vuote o lontane.
Una comunità capace di generare futuro
Il ripensamento della proposta parte dall’impegno di una comunità viva e ottimista, che dà spazio alle domande vere: fede e dubbio, giustizia e impegno, vocazione e senso della vita e che orienta ogni percorso all’incontro personale e quotidiano con l’amico Gesù attraverso l’incontro con gli altri, nella convivialità delle differenze e l’accoglienza per cui non si fa “per loro”, ma “con loro”, rendendoli protagonisti e responsabili nella comunità.
Una doppia sfida
Capire i ragazzi (che spesso usano “codici” diversi dai nostri) e ripensare l’iniziazione cristiana nella fedeltà al messaggio di Gesù.
Cosa c’è di più bello e appassionante che iniziare l’anno catechistico con questa voglia di “abbandonare il vecchio di noi, per rinascere sempre dall’alto”. Non era questo il consiglio di Gesù a Nicodemo, il dottore della Legge che lo aveva cercato nella notte?


