Focus

Valter Rossi

È una Prima Comunione o un’occasione per un book fotografico da sposa? È possibile chiedere sobrietà?

Vivere in pienezza la prima celebrazione eucaristica

Fonte e culmine

La chiamiamo Prima Comunione e la esaltiamo come se fosse un qualcosa a sé stante, e non inserita in un cammino di iniziazione e crescita nella fede, da cui sempre ripartire tendendo verso la vetta della vita cristiana. Perché l’attenzione ai particolari fa la differenza.

 

 

Spesso i sacramenti sono visti e celebrati come fatti unici, a sé stanti, slegati tra loro, senza riferimenti al loroUna festa e un rito sociale? più ampio contesto nell’itinerario catecumenale e al loro inserimento ecclesiale. La celebrazione della «Prima Comunione» non sfugge a questo modo di vedere e di fare, anzi, ne è diventato quasi un caso emblematico.

Dovremmo forse farci aiutare dai sociologi, dagli psicologi, dai ristoratori e dai sarti. Sono loro gli esperti di prima comunione, non certo i teologi, i liturgisti e i catecheti. Loro hanno centrato i loro obiettivi. È innegabile che l’evento che più di altri dovrebbe esprimere il senso religioso della vita, l’incontro reale e sacramentale con il corpo di Gesù, è stato appaltato ad altri, divenendo rito di passaggio laico, evento sociologico senza ulteriore impegno formativo, occasione di festa, destinata molte volte a mostrare il livello economico della famiglia, marketing di cellulari, e molte volte festa dell’addio perché «per la cresima poi vediamo…».

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